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Un percorso educativo è una responsabilità condivisa

Immagine del redattore: A Metà Strada
A Metà Strada
24 set
Tempo di lettura: 5 min

Quando una persona arriva da noi con il proprio cane, non porta soltanto un problema da risolvere.

Porta una storia.

Porta quello che è successo prima, le difficoltà incontrate, le cose che ha già provato, le domande a cui non ha ancora trovato risposta.

A volte porta anche la fatica.

E, quasi sempre, porta il desiderio che qualcosa possa cambiare.

Noi portiamo le nostre competenze.

Anni di studio, esperienza, osservazione.

Portiamo strumenti e conoscenze, ma soprattutto la capacità di leggere ciò che sta accadendo e di costruire, insieme alla famiglia, un percorso che abbia senso per quel cane e per quella relazione.

Ma c'è una cosa che nessun educatore può fare al posto del proprietario:

vivere la quotidianità con quel cane.

Ed è proprio nella quotidianità che, nella maggior parte dei casi, si gioca la parte più importante del percorso.

L'educatore accompagna. La persona partecipa.

Un percorso educativo è una responsabilità condivisa.

L'educatore mette a disposizione competenze, esperienza e strumenti.

La persona partecipa, sperimenta, osserva, fa delle scelte e porta ciò che ha imparato nella vita di tutti i giorni.

Perché un'ora al campo, per quanto importante e ben fatta, rimane un'ora.

La relazione con il proprio cane, invece, accade ogni giorno.

Accade quando usciamo di casa.

Quando torniamo dal lavoro stanchi.

Quando scegliamo dove portarlo.

Quando decidiamo se concedergli spazio oppure chiedergli qualcosa.

Quando incontriamo una difficoltà e dobbiamo scegliere come affrontarla.

Accade nelle piccole cose, spesso quasi invisibili, e nelle decisioni più importanti.

È lì che gli strumenti imparati durante un percorso diventano realmente competenze.

È lì che l'educazione smette di essere qualcosa che facciamo durante un incontro e diventa qualcosa che impariamo a vivere.

La costanza non è la perfezione

Per questo la costanza è importante.

Ma essere costanti non significa non essere mai stanchi, non avere giornate storte o applicare ogni indicazione in maniera impeccabile.

Non significa essere sempre all'altezza di quello che avevamo immaginato.

Significa continuare a esserci.

Significa potersi permettere, qualche volta, di allentare la presa per riprendere fiato senza però abbandonare il percorso.

Significa tornare a provarci dopo una settimana difficile.

Osservare ciò che è successo.

Capire cosa possiamo modificare.

E riprovare.

Perché un percorso educativo può essere faticoso.

Può richiedere tempo, energie, organizzazione e risorse.

E noi lo diciamo sempre.

Ma la scelta e la responsabilità di avere un cane appartengono al suo umano.

Non significa non sbagliare.

Significa assumersi la responsabilità di continuare a cercare.

E, nel frattempo, imparare a guardarci

Lavorare con il proprio cane significa inevitabilmente lavorare anche su di sé.

Significa accorgersi delle proprie aspettative, delle proprie paure, delle proprie abitudini.

Ma soprattutto delle proiezioni che, a volte senza rendercene conto, abbiamo consegnato al nostro cane.

Gli chiediamo di essere sempre felice.

Di accompagnarci ovunque.

Di non creare problemi.

Di colmare solitudini.

Di rispondere alle nostre aspettative.

Di essere esattamente il cane che avevamo immaginato.

E così, senza volerlo, rischiamo di chiedergli di assolvere a un compito che non gli appartiene e che non potrà mai svolgere fino in fondo.

Per questo educare significa anche imparare a osservare.

Il cane fa qualcosa che non ci piace e la prima domanda non deve essere necessariamente:

“Come faccio a impedirglielo?”

Può diventare:

“Cosa sta succedendo?”

“Cosa mi sta comunicando?”

“Cosa posso modificare io?”

Sono domande semplici.

Ma possono cambiare profondamente il modo in cui guardiamo il nostro cane e, di conseguenza, il modo in cui viviamo la relazione con lui.

Non esistono soltanto vittorie e sconfitte

Quando iniziamo un percorso vorremmo naturalmente vedere dei progressi.

E a volte arrivano.

Altre volte, invece, una situazione che pensavamo di aver superato torna a metterci alla prova.

Un giorno va bene.

Un altro no.

Un comportamento migliora e poi sembra tornare indietro.

Può essere frustrante.

Ma non significa necessariamente che il percorso non stia funzionando.

Significa che stiamo vivendo una relazione reale, con un essere vivente reale, dentro un mondo che cambia continuamente.

Per questo possiamo imparare a guardare ciò che accade in un altro modo.

Non soltanto come una serie di vittorie e sconfitte.

Ma come informazioni.

Ogni esperienza ci racconta qualcosa.

Sul cane.

Su di noi.

Sulla situazione.

E può aiutarci a capire quale sia il passo successivo.

La responsabilità comincia dalla scelta

Scegliere di intraprendere un percorso educativo significa investire tempo, energie, organizzazione e anche risorse economiche.

È comprensibile che ogni persona debba fare i conti con le proprie possibilità.

Ma crediamo sia importante chiamare le cose con il loro nome:

occuparsi di un cane è un impegno.

Affidarsi a un professionista non significa trasferire a lui questa responsabilità.

L'educatore può aiutarci a comprendere.

Può offrirci strumenti.

Può accompagnarci nei momenti più complessi.

Ma non può fare le passeggiate al posto nostro.

Non può osservare il nostro cane durante la settimana.

Non può prendere per noi le decisioni quotidiane.

E soprattutto non può costruire la relazione al posto nostro.

Quando scegliamo di prendere un cane, siamo noi a compiere quella scelta.

Il cane non sceglie la nostra casa.

Non sceglie i nostri orari di lavoro.

Non sceglie la città in cui vivrà, le persone che incontrerà, le regole della nostra famiglia o le esperienze che gli proporremo.

Noi sì.

E questa scelta porta con sé una responsabilità: fare tutto ciò che è ragionevolmente possibile per offrirgli una vita ricca, dignitosa e il più possibile coerente con i suoi bisogni.

Non una vita perfetta. Una vita possibile.

Questo, però, non significa costruire una vita perfetta.

Non esiste.

Significa conoscere il proprio cane.

Conoscerne le caratteristiche, i bisogni, le difficoltà e le risorse.

Significa essere disposti a modificare qualcosa quando ci accorgiamo che ciò che facciamo non funziona.

Significa cercare un compromesso.

Perché vivere insieme non significa che il cane debba adattarsi completamente alla nostra vita.

Ma non significa nemmeno che noi dobbiamo rinunciare a tutto per lui.

Significa trovare uno spazio nel quale entrambi possano stare bene.

Ed è forse proprio qui che si trova una delle più grandi possibilità dell'educazione.

Non insegnare al cane a essere quello che noi vorremmo.

Ma imparare a conoscerlo abbastanza da poter costruire una convivenza possibile, sostenibile e appagante per entrambi.

Quando gli strumenti diventano nostri

Un percorso educativo richiede partecipazione.

Richiede curiosità.

Richiede la disponibilità a mettersi in gioco.

E richiede anche di accettare che il processo non sarà sempre lineare.

Ci saranno momenti in cui ci sentiremo capaci e altri in cui ci sembrerà di non sapere più cosa fare.

Ci saranno progressi che noteremo immediatamente e altri che riconosceremo soltanto guardandoci indietro.

Per questo un percorso educativo non dovrebbe essere vissuto come una serie di lezioni da consumare fino ad arrivare alla fine.

Non c'è un vero “fine”.

C'è piuttosto un momento in cui gli strumenti iniziano a diventare nostri.

Quando cominciamo a osservare prima di reagire.

A scegliere invece di agire automaticamente.

A conoscere il nostro cane abbastanza da capire quando chiedere, quando accompagnare e quando, semplicemente, lasciare spazio.

È allora che forse qualcosa è cambiato davvero.

Non soltanto nel cane.

Nella relazione.

Forse la riuscita di un percorso educativo non consiste nell'avere finalmente un cane che fa tutto ciò che chiediamo.

Forse consiste nell'avere gli strumenti e la consapevolezza per continuare a costruire, ogni giorno, una relazione nella quale entrambi possano stare bene.

Perché noi mettiamo le competenze.

Il cane mette sé stesso.

Ma la relazione la costruiamo insieme.

Un cane educato :) !!!

 
 
 

1 commento

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Marida
25 set
Valutazione 5 stelle su 5.

Grazie per questa importante riflessione, che condivido appieno in ogni sua piega!

Nel momento in cui ho iniziato a fermare la mia aspettativa su Clipper, in quell’istante ho iniziato a vederlo: non gli ‘manca’ qualcosa, è ‘semplicemente’ pieno in altro modo ;-) e da qualche tempo a questa parte esprime la sua delicatezza e la sua fragilità senza nascondersi!

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