top of page

Non tutto deve essere risolto

Immagine del redattore: A Metà Strada
A Metà Strada
52 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

Nel lavoro con i cani siamo spesso orientati al cambiamento.

Cerchiamo strategie, costruiamo competenze, modifichiamo contesti, proviamo a rendere più semplici quelle situazioni che mettono in difficoltà il cane e, inevitabilmente, anche la persona che vive con lui.

È parte del nostro lavoro.

Ed è importante.

Ma arriva un momento in cui può essere altrettanto importante riconoscere che non tutto deve essere risolto.

Ci sono difficoltà che cambiano forma, diventano più gestibili, occupano meno spazio nella vita quotidiana, ma forse non scompariranno del tutto.

Un cane può aver fatto un bellissimo percorso e continuare a faticare in alcune situazioni.

Può avere acquisito strumenti, fiducia e possibilità diverse e conservare, allo stesso tempo, alcune fragilità.

Non significa che il percorso abbia fallito.

Forse significa semplicemente che davanti a noi c'è un individuo con la propria storia, il proprio carattere, le proprie esperienze e anche i propri spigoli.

In fondo accade anche a noi.

Cresciamo, impariamo, diventiamo più consapevoli.

Eppure alcune parti di noi rimangono difficili da smussare.

Con il tempo, però, possiamo imparare a conoscerle e a conviverci senza sentirci continuamente sbagliati.

Forse possiamo concedere la stessa possibilità anche ai nostri cani.

A un certo punto la domanda può smettere di essere “come posso cambiare questa cosa?” e diventare “come possiamo attraversarla insieme?”

È un passaggio sottile, ma importante.

Non è rassegnazione.

Non significa smettere di cercare condizioni migliori o rinunciare ad aiutare il cane quando ne ha bisogno.

Significa togliere alla relazione il peso di un cambiamento continuo. Lasciare andare, almeno un po', l'aspettativa di ciò che il cane dovrebbe diventare per riuscire a vedere ciò che è.

E qualche volta questo riguarda anche il ruolo dell'educatore.

Dopo un percorso non sempre serve una nuova strategia.

Non sempre c'è bisogno di un altro esercizio o di qualcosa da correggere.

Può accadere che la persona abbia già gli strumenti per comprendere e accompagnare il proprio cane, ma che alcuni momenti continuino semplicemente a essere difficili.

Allora l'educatore può tornare a camminare accanto.

Essere presente durante quella passeggiata complicata.

Osservare, sostenere se necessario, condividere un pezzo di strada senza avere la pretesa di aggiustare qualcosa.

Non perché non ci sia più nulla da fare.

Ma perché, qualche volta, esserci è già fare molto.

Forse dobbiamo anche smettere di misurare la riuscita di un percorso da quante difficoltà siamo riusciti a eliminare.

Un buon percorso non restituisce necessariamente un cane senza fragilità e una persona capace di gestire tutto senza fatica.

Può restituire qualcosa di molto più concreto: una persona che conosce meglio il proprio cane, sa riconoscere ciò che per lui è difficile, possiede gli strumenti per accompagnarlo e, soprattutto, non vive più ogni sua difficoltà come qualcosa da correggere o come la prova di non essere stata abbastanza brava.

Perché alcune cose cambieranno, altre diventeranno più semplici e altre, forse, resteranno.

E imparare a stare bene insieme anche lì non è accontentarsi.

È parte del percorso.



Amelia lontana dalla perfezione ma, perfetta per se stessa e per noi
Amelia lontana dalla perfezione ma, perfetta per se stessa e per noi

 
 
 

1 commento

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
Marida Giacomo e Clipper
8 minuti fa
Valutazione 5 stelle su 5.

Riconosco molto Clipper nella frase “può avere acquisito strumenti, nel contempo conserva una fragilità”; appunto questa fragilità non è un limite - camminiamo insieme con Clipper, con le sue fragilità, con le sue risorse innate e acquisite!

Grazie per questa riflessione 😍

Modificato
Mi piace
bottom of page